La Donna Allo Specchio - 9. Agnese

scritto da paroleafiordipelle
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Nono capitolo de #ladonnaallospecchio
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Testo: La Donna Allo Specchio - 9. Agnese
di paroleafiordipelle

Scruto mia madre in cerca di spiegazioni. Lei si sforza di cambiare espressione velocemente, ma quel lampo di paura non mi è sfuggito.

«Eccoti!» Abbassa lo sguardo occupandosi della valigia. «Mi dimettono. Andiamo a casa?»

«Sei sicura?» Domando dubbiosa. «Avrei potuto giurare che ci fosse dell'altro.»

«Ma no, my love, che dici?» Inizia a raccogliere le sue cose e a metterle nel borsone.

«Abbiamo una Vigilia da preparare! Su!»

Sono certa ci sia qualcosa che non vuole dirmi, ma capisco che non è il momento di parlarne. Non mi ha mai nascosto nulla senza un motivo. Devo fidarmi.

 

Arrivate a casa, dopo le feste di Olly, mia madre si dirige in camera. La noto fermarsi davanti la mia stanza, dare un’occhiata fugace, voltarsi verso di me sorridendo e proseguire verso la sua.

Avrà captato qualcosa? Ma no, dai! È impossibile! Cerco di tranquillizzarmi.

 

Iniziamo preparando i biscotti alla cannella. Più volte ricordo a mia madre che non deve affaticarsi, che è appena uscita dall’ospedale, e più volte lei minimizza l’accaduto o mi manda amichevolmente al diavolo.

In breve tempo, la casa profuma di infanzia e felicità e improvvisamente l’ospedale, Marco e i nostri silenzi, sembrano ricordi lontani. Quello che riappare nella mia mente, però, sono i bambini, daddy, e Sandro.

Quanto mi mancano!

In quel momento mi balena un'idea.

Mi scuso un momento con mamma, impegnata ad infornare l’ennesima batteria di biscotti natalizi, prendo il telefono e inizio a digitare.

Rileggo il messaggio. Soddisfatta, clicco invio e incrocio le dita. Spero che riesca. Spero di rendere mamma felice.

Successivamente prepariamo l'arrosto per il giorno dopo e nel tempo in cui l’estemporanea cuoca lo cosparge di salsa all’arancia, io mi diletto a preparare il pranzo per oggi.

Frattanto metto l’acqua per la pasta a scaldare, il suono del campanello ci fa quasi scontrare l’una contro l’altra. Olimpia corre verso la porta scivolando con le zampe sul pavimento. Scoppiamo a ridere.

«Nessina, vai tu?»

Ancora sghignazzando annuisco, apro la porta e m’imbatto in una versione invecchiata di me, davanti al portone di casa.

            «Nessina!!!» Sventola le mani.

«Se mi chiami ancora così ti lascio fuori!» Minaccio zia Felicia divertita.

Mi sorprendo sempre di quanto mia madre abbia ragione nel dirmi che somiglio alla sua migliore amica. Al suo fianco, scorgo Corinna, completamente diversa da lei sebbene sia veramente figlia sua. Senza pensarci due volte schiaccio il pulsante del cancelletto.

            Ci abbracciamo forte. Corinna sembra la serenità fatta persona. Sono felice che, malgrado i suoi trascorsi, abbia conosciuto una persona che le illumini il viso in quel modo.

Zia Felicia scansa sua figlia ridendo e prende il suo posto nello stringermi.

            Quanto mi sono mancate!

            «Dov’è tua madre?»

            «In cucina a preparare cibo per un reggimento!»

            «Beh, sono arrivata in tempo allora!» Esclama lasciando me e Corinna in giardino.

           

            «Ti va un thè caldo? Una tisana?»

Cory mi osserva poco convinta.

«Uno spritz?» Suggerisco.

            «Adesso ragioniamo!» Sogghigna.

Mi dirigo verso la cucina per prendere l’occorrente e colgo mia madre e Felicia abbracciarsi forte.

Sebbene non sia la prima volta che questo accade, lo interpreto come l’ennesimo segnale che mama mi sta nascondendo qualcosa.

            Appena Felicia mi vede molla la presa e domanda:

            «Allora? Come sta la mia attrice preferita?»

            «Diciamo che stavo meglio appena arrivata. Poi mamma ha pensato bene di farmi uno dei suoi scherzetti e…»

La mia zia acquisita ride.

            «Che ci vuoi fare? Sempre al centro dell’attenzione deve stare!»

            «No, quella sei tu!» Ribatte mia madre verso di lei. Le due si danno dei buffetti sulle spalle.

Intanto che preparo gli spritz per me e Corinna, racconto velocemente a Felicia dei bambini, del mio ultimo film e di quanto sono felice che mamma venga ad abitare a Londra.

Le donne, a quell’ultimo commento, si guardano di sottecchi. In quel momento ho definitivamente la conferma che mi stanno nascondendo qualcosa.

            Decido di ignorarle e continuo a blaterare, per poi prendere i due bicchieri, scusarmi e uscire dalla cucina.

            Appena in giardino, passo il calice a Cory, ci sediamo sul muretto di casa come quando eravamo bambine e iniziamo a parlare delle nostre rispettive vite, anche se ci sentiamo frequentemente.

            Le racconto dei gemelli, del lavoro, di mamma e di quanto mi mancano sia lei che Sandro, fino a che Corinna mi fa notare che non ho mai nominato Marco.

Avverto una fitta al cuore, quasi un senso di colpa. Ma la verità è che stare lontana da lui mi rende più calma, più tranquilla. E già questo dovrebbe essere un enorme campanello d’allarme.

            Ad un certo punto Cory bisbiglia:

            «Non girarti, ma quella macchina è passata di qui già tre volte!»

Istintivamente mi volto in direzione della strada ma Corinna mi blocca.

            «Ti ho detto di non guardare!»

Rido di nuovo.

            «Che auto è?» Cerco di estorcerle incuriosita.

            «Non sono un’esperta ma…ti ricordi la macchina del tuo ex?»

In quel momento il mio cuore inizia a battere all’impazzata.

Cory mi osserva e commenta:

«Quella è l’espressione che dovresti avere quando parli di Marco. Ma non stai pensando a lui, vero?»

La guardo. Per un momento mi vedo da fuori. Una ragazzina tutta rossa e sorridente mentre il ragazzo che le piace le fa la posta davanti casa.

Con una scusa, mando Corinna in casa e mi affaccio al cancello.

Quando scorgo nuovamente la sua auto passare, fischio con due dita e lui si ferma, abbassando il finestrino.

«Ehi.»

«Ehi a te.»

«Non ti ho più sentita oggi e mi sono preoccupato. Non volevo sembrare uno stalker, solo sapere se eravate tornate a casa. Poi ti ho vista chiacchierare fuori con una ragazza e non ho resistito alla curiosità.»

«Si, ero con…»

«Cory?» Non mi lascia finire la frase.

«Si, è venuta con zia Felicia a trovare mamma.»

«Beh, ha senso che l’abbia chiamata. Quelle due sono come sorelle.»

«Già.» Concordo io.

«Hai sentito Lucia?» Cerca di carpire lui collegandosi alla mia sorella di madre diversa, come ci definiamo noi.

Annuisco.

«Le hai detto di ieri notte?»

Annuisco di nuovo.

«Mi odia?»

Scuoto la testa.

In quell’istante odo la porta aprirsi e mamma gridare:

«Luca! Mi eri sembrato tu!» Si avvicina a passo allegro. «Grazie del sandwich! Vuoi unirti a noi per pranzo?»

«Signora Vinci, è stato un piacere. Ma non voglio disturbare.» Cerca di sviare l’invito.

«Ma che disturbo! Dai, parcheggia! Più siamo, più sembrerà Natale!» Incalza lei.

Lui sorride imbarazzato. Capendo velocemente di non avere via di scampo, va a posteggiare accanto la casa dei vicini e cammina con le mani in tasca verso di noi.

Scuoto la testa allibita.

            «Che ho fatto? Mi sembrava il minimo per sdebitarmi della compagnia che ti ha tenuto in mia assenza.»

Sgrano le pupille.

Cazzo.

            «Non ne ero sicura, ho tirato ad indovinare ma mi hai appena dato la conferma.» Torna in casa tutta soddisfatta.

            Mi ha fottuta. Come sempre.

Sento il buzz del cancelletto e lo apro per lui.

            «Ti giuro che non era quello che volevo.» Si scusa lui entrando.

            «Non ne ho dubbi.» Rispondo io scusandomi con lo sguardo a mia volta.

Quando varca la soglia del salotto, la sua presenza, sembra rimpicciolire la stanza.

            «Nessina, vieni a mettere la pasta?» Poi si rivolge agli altri ospiti. «Una carbonara per tutti può andare?»

            Zia Felicia sta esplodendo cercando di trattenersi dal ridere.

            Corinna fa un cenno del capo al mio ex.

            Luca ammira la stanza.

            Solo io sospiro domandandomi cos’altro mia madre abbia in serbo per me come punizione per non averle raccontato della notte passata.

           

            A tavola, mamma e la sua migliore amica si siedono una di fronte all’altra. Non è una combinazione. È il loro modo di tenere la situazione sotto controllo e passarsi informazioni dandosi calci sotto al tavolo. Gliel’ho visto fare mille volte.

            Io mi siedo al mio posto, Corinna a quello di Sandro e rimane libero quello di papà. Luca sembra ricordarselo perché esita nel prendere posto.

            «Non preoccuparti.» Lo rassicura mia madre. «Puoi accomodarti.»

Quasi con deferenza, si siede lentamente a capotavola.

            Mama inizia a informarsi da Luca sulla sua esperienza nel militare e sulla sua famiglia, cercando di colmare i vuoti degli ultimi anni.

Corinna invece cerca di estorcermi informazioni sui miei film.

Sembra che l’argomento marito sia off-limits.

            Ad un certo punto, quando tutti abbiamo finito il primo, mamma annuncia:

            «Mi dispiace, ma non ero esattamente preparata per un pranzo di cinque persone, pertanto non ho preparato altro. Se volete metto a scaldare delle piadine e tiro fuori un po’ di affettato, che dite?»

            Zia Felicia le dice di non preoccuparsi, che saranno giorni impegnativi per lo stomaco e che è meglio andarci cauti. Tutti concordiamo.

            «Il dolce però lo abbiamo portato noi!» Afferma Corinna agguantando la borsa con cui è arrivata.

Tira fuori il pandoro della Bauli, la marca preferita di mamma, la quale, facendo gli onori di casa, ne taglia una fetta per ognuno.

            Dopo pranzo, Felicia aiuta la sua amica a pulire. Corinna, Luca ed io, invece, andiamo in taverna a giocare a carte.

            «Sembra di essere tornati ai vecchi tempi.» Commenta lui.

            «Già», aggiunge Cory, «manca solo Sandro. Come sta a proposito?»

Le racconto del suo lavoro in Sudafrica e di come non sappia ancora se abbia una fidanzata o meno.

           

            Verso le quattro del pomeriggio, Felicia e Corinna si congedano promettendoci di tornare prima che io riparta.

Mamma invece mi comunica di essere stanca e di volersi coricare un’oretta.

Luca fa per alzarsi quando lei lo ferma:

            «Puoi restare se vuoi. Basta che non facciate baccano.»

            «Mama.» La rimprovero. «Non abbiamo più sedici anni!»

            «Appunto.» Fa l’occhiolino e ci lascia soli.

Che diavolo…?

            «Se vuoi che vada basta dirlo, veramente. Non voglio metterti in difficoltà.»

            «No, mi fa davvero piacere la compagnia.» Gli sorrido. «Che ne dici? Scegliamo un film?»

            «Dai, io cerco qualcosa che possa piacere ad entrambi e tu prepari i pop-corn.»

Mi dirigo in cucina a prepararne una terrina, adocchiando il telefono, ormai lasciato sul bancone da ore. Nessuna chiamata di Marco, ovviamente.

Trovo invece la risposta che stavo aspettando:

            “Ho preso il biglietto. Ci vediamo dopodomani.”

La Donna Allo Specchio - 9. Agnese testo di paroleafiordipelle
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